Il Santuario di Yogurt: una storia d’amicizia e libertà.

Il Santuario di Yogurt: una storia d’amicizia e libertà.

La verità è che ci piace affezionarci alle storie, alle buone cause, e il Santuario di Yogurt è una di queste.
I ragazzi di Teecotee si occupano di raccogliere dei fondi per privati e associazioni che difendono gli animali e i loro diritti. Una delle ultime arrivate è Romy Carminati, fondatrice del Santuario di Yogurt. Scegliendo di indossare le belle T-shirt di Teecotee si aiuta il sostentamento anche della piccola oasi di Romy!

Abbiamo parlato con lei, chiedendole prima di tutto il perché del nome Santuario Yogurt, e abbiamo scoperto essere il nome di «un meraviglioso coniglietto ariete, tutto bianco, albino per la precisione, quindi con gli occhi rossi».
Romy e Yogurt trascorrono insieme sei anni splendidi: «È entrato nella mia vita nel 2007 e se n’è andato nel 2013. Per me è stato un grande amore. Un compagno, un amico, un fratello, un insegnante, un modello, un angelo, un Dono».

L’idea di creare un Santuario è coraggiosa, «mi è venuta grazie a Yogurt. Quando è morto sono stata straziata dal dolore, ho capito che dovevo trovare il modo di ringraziarlo, di restituirgli, almeno in parte, quello che mi aveva donato nei sei anni trascorsi insieme». Da una storia triste Romy ha provato a tirar fuori una storia felice. E ci è riuscita.

Gli animali liberi e i loro insegnamenti.

Il Santuario di Yogurt si ispira della Rete dei Santuari di Animali Liberi, una realtà affermata, che mette insieme associazioni riconosciute, un’aggregazione di progetti che vuole migliorare il rapporto tra gli uomini e gli animali, solitamente molto sbilanciato verso i vantaggi dei primi, e lo sfruttamento dei secondi. Leggiamo sul loro sito che ogni Santuario è caratterizzato da un certo tipo di animale, e chiedo a Romy che animali sono benvenuti nel suo: «Fosse per me, lo sarebbero tutti, ma con i conigli non tutti vanno d’accordo. O meglio, sono i conigli che non vanno d’accordo con tutti. Un po’ perché i conigli sono estremamente territoriali; un po’ per questioni di alimentazione; un po’ per questioni logistiche come i ricoveri». Chiediamo se servirebbe qualcosa per accogliere delle nuove bestiole. «Se dovessi ospitare altri animali bisognerebbe costruire i ricoveri per loro e allora sì che le cose si farebbero più ardue».

I Santuari, luoghi di vita, libertà e amore.

Il nome “Santuario” è curioso, dice Romy, «Il più delle volte le persone mi chiedono se equivale a una specie di cimitero per gli animali. Pare che nell’immaginario collettivo di chi non è addetto ai lavori sia un luogo più “spirituale” in cui accogliere animali morti». Non è del tutto sbagliato, ci spiega, perché gli animali che arrivano nei Santuari «sono spesso morti dentro, o quanto meno non hanno ancora conosciuto e sperimentato il significato della vera Vita».

Le chiediamo se ha visitato altri santuari, come gli è sembrata la vita lì, e se ha imparato qualcosa. «Avevo visitato una sorta di Santuario, sebbene non sia ufficialmente riconosciuto come tale», ci racconta. «Ho frequentato la Scuola di Etologia Relazionale e durante uno degli open day annuali che organizzavano avevo potuto conoscere di persona, da vicino, la realtà e la magia di vivere insieme a tanti animali salvati . Questo quando Yogurt era con me e in un’occasione lo avevo anche portato con me in questo luogo. Due anni dopo la sua morte ho avuto l’occasione di frequentare uno stage presso il Santuario di Porcikomodi di Magnago, che fa parte della Rete dei Santuari nazionale».

Ha imparato lì: «Offrivano un pacchetto di formazione su come aprire e gestire un Santuario e facevano conoscere anche altre realtà che appartengono alla Rete. Mi sembrava l’occasione perfetta per acquisire un po’ di conoscenze concrete e prestare servizio contemporaneamente e infatti si è rivelata un’esperienza bellissima».

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La vita al Santuario di Yogurt

Non è facile mantenere un ambiente perfetto per gli animali.
«In un Santuario c’è sempre qualcosa da fare, qualcosa da sistemare. Questo è nuovissimo, appena sorto, quindi il grosso dei lavori è stato già fatto. Ora siamo alle prese con un paio di cancellate da rifare e una recinzione da sistemare, ma riusciamo a cavarcela abbastanza. Se dovessi ospitare altri animali bisognerebbe costruire i ricoveri per loro e allora sì che le cose si farebbero più ardue», ma per i conigli è meglio di un resort.
«I conigli godono di tutto per ora: hanno erba fresca e secca in tutte le stagioni, la facoltà di scegliere loro quali erbette gustare ogni giorno, perché sono completamente liberi. Hanno delle cucce e dei nascondigli artificiali, ma preferiscono di gran lunga i ripari offerti da alberi e cespugli. Sono molto autonomi. Il problema sono le new entry, perché necessitano sempre di un periodo in recinto, per le prime visite, le prime cure, i vaccini e la sterilizzazione».

Uno dei modi per aiutare e preservare questi piccoli paradisi per animali è regalarsi una bella T-shirt di Teecotee; chiediamo a Romy quale sia la sua preferita e ci risponde: «Adoro “A curly vegan”, perché i miei capelli sono mossi, non ricci come vorrei, ma sono senza dubbio riccia dentro! Mi piace molto anche il più classico “Follow the white rabbit”, ma in generale mi piacciono tutte!»